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Tuscania - Toponomastica

Tuscania - Toponomastica

Pubblicata il 16 aprile 2013
Tuscania - Toponomastica Sull’origine del nome della città, e sulla sua evoluzione, si è molto dibattuto senza ottenere una risposta esaustiva circa origine e significato. Il nome odierno è essenzialmente moderno: venne imposto nel 1911 nella convinzione di ripristinare l’antico vero nome della città. Per oltre mille anni, difatti, la città venne chiamata Toscanella anche se, in alcuni documenti ufficiali veniva usato il nome più aulico di Tuscana. Questo toponimo, di origine latina, è attestato dalle fonti e indicava la città durante il periodo romano. Molto dibattuta è se l’origine del nome latino sia etrusca o meno, ma non conoscendo il nome preromano della città – la cui esistenza invece è ampiamente dimostrata – ogni ipotesi resta tale. Piuttosto diffusa tra gli studiosi però, sembra essere la convinzione di un’origine etrusca del vocabolo. Gli storici hanno affiancato all’evoluzione del nome di Tuscania, anche altri nomi, dedotti da fonti antiche e leggendarie, quasi che la città fosse indicata con nomi diversi – Salumbrona, Etruria, Tyrrena, etc. – a riecheggiare il parallelismo tra Tuscia/Toscana come regione e Tuscania come città.
Ma se il nome (o i nomi) della città sono stati oggetto di studio, e se ne conserva la memoria, non così avviene per gli altri toponimi: località rurali, corsi d’acqua, colline, etc. hanno avuto – nel corso dei secoli – nomi significativamente legati alla storia dei luoghi. Più che mai le vie e le piazze. Munoz, nel 1927, alzando la sua voce di disapprovazione per il cambio dei nomi delle città, metteva in guardia ancora di più sulla necessità di conservare i toponimi locali quale insostituibile fonte storiografica ed, a riguardo, citava il Congresso di Bamberga del 1905 dove, in tema di conservazione di monumenti, si stabilirono dei principi fondamentali per la conservazione della toponomastica antica.
Prima che l’organizzazione amministrativa imponesse un nome proprio ad ogni via ed un numero civico ad ogni portone, nella città ci si orientava per contrade, ovvero un gruppo di isolati prospicienti una strada principale – comprensivo di via traverse e vicoli – denominato in base all’orografia ed alle emergenze. Così i nomi delle contrade potevano essere legati alle chiese parrocchiali a cui facevano capo, a delle importanti emergenze urbane o, a nomi arcaici, precedenti l’urbanizzazione e deformati dalla trasmissione orale. Quando poi si scendeva nello specifico si ricorreva agli elementi più notevoli posti in prossimità del sito indicato, che fossero ancora le chiese o parti di esse (sacrestia, campanile, etc.), proprietà immobiliari di famiglie notevoli presenti o passate, l’uso degli spazi pubblici, la conformazione, etc. Ancora manca, per Tuscania, uno studio approfondito sulla toponomastica storica, ma già nel linguaggio popolare, specialmente dei più anziani, o dalla lettura di qualche documento storico, si individuano toponimi – ormai nascosti dalla nomenclatura ufficiale – profondamente significativi per la storia locale. Citiamo, qui di seguito, qualche esempio.
Solo due vie tuscanesi avevano, nel medioevo e nell’età moderna, un nome proprio: la Strada del Corso e la Via Maggiore. Naturalmente i nomi appaiono, nei documenti, nelle diverse versioni, latineggianti, volgarizzate etc. ma è significativo che, i due percorsi, non solo avessero un nome, ma anche un’indicazione specifica di tipologia: una strada e l’altra via. La prima, difatti, ricalcava il percorso della Via Clodia o, comunque, era un diverticolo che da essa si dipartiva, e correva – come ci fa notare il Giannotti – da una porta urbica posta a sud (S. Leonardo) ad un’altra posta a nord (quella della Rosa o, forse, quella di Montascide); strada quindi, che provenendo da lontano, attraversava la città e proseguiva fuori il circuito urbano. Se è, nella prima parte del nome, la descrizione tipologica del percorso, nella seconda c’è il suo uso: qui, per la feste patronali si correva il palio.
Più moderna è la Via Maggiore. Via e non strada perché non ricalcava nessun percorso, ma venne tracciata nella prima metà del Duecento come asse principale del nuovo Terziere di Poggio vero e proprio piano di ampliamento urbano della città, nato su modello delle Terrenuove fiorentine.
Anche le piazze erano prive di un nome ufficiale. Il Giannotti ci ricorda come in quella che oggi è Piazza Matteotti, si concentravano le attività economiche e – per tale motivo – era la piazza per antonomasia: molti tuscanesi, ancora oggi, chiamano questo spazio urbano semplicemente Piazza. Quando tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento venne realizzata l’attuale Piazza Basile, si creò – per la prima volta dopo secoli – un nuovo spazio urbano all’interno della città. Va da se che, il nuovo invaso, diventò nel linguaggio popolare Piazza Nova. Tutte le altre piazze poste all’interno del circuito delle mura si configuravano come spazi di rispetto delle chiese, dal quale prendevano il nome e, nel linguaggio comune, spesso venivano indicate semplicemente dal titolo del santo dedicatario, senza essere preceduto dal termine piazza. La chiesa di S. Giacomo, già cattedrale, che si eleva tra una piazza posta sul fronte ed una posta sul fianco, dette nome ad ambedue le piazze, anche se, talvolta, la maggiore veniva detta Piazza di Poggio. Il nome di questa chiesa mutava per la molteplicità dei titoli con cui era indicato l’edificio – Cattedrale, Duomo, S. Giacomo – ed, analogamente, si rifletteva sul nome delle piazze.
Non è raro trovare, nei documenti, delle indicazioni topografiche descrittive: così succede che Via della Riforma venga detta Strada che va alla sagrestia di S. Giacomo e la parallela Via Consalvi, Via di S. Agostino o, più tardi, quando quell’edificio cambiò destinazione, Via del Seminario. Probabilmente è da questo uso che nacquero dei nomi che vennero poi ufficializzati: Via del Monastero, adiacente al muro dell’orto delle Clarisse; Via della Rocca, che dava accesso alle fortificazioni degli Orsini poi inglobate nel Palazzo del Tartaglia divenuto, infine, Palazzo della Dogana; Via del Ruscello per il fatto che la strada conduceva ad un piccolo fosso che attraversava il paese; Via del Giardino, percorso principale di accesso a quello che fu il fastoso giardino di Palazzo Donnini, poi Vescovado. Altri toponimi antichi, ufficializzati o meno nella denominazione moderna, sono di difficile interpretazione: se Via Valle dell’Oro deve il nome all’antico toponimo Valle Aurana che indicava, probabilmente, la zona di fertili orti irrigui subito fuori le mura urbane nella parte bassa della città assai difficile è capire la nascita del toponimo La Cava, oggi Via Campanari, ancora in uso tra la popolazione; e che dire di Via delle Sambucare?

Stefano Brachetti

  • Brachetti S., … a ruzzolone giù pe’ la Piaggia, in «Omnia@tuscania», n. 5, anno X, settembre-ottobre 2007, p. 1.
  • Giannotti F., Storia di Tuscania scritta nel secolo XVI da Francesco Giannotti, a cura di G. Sposetti Corteselli, Pro Loco di Tuscania, Viterbo 2007.
  • Giontella G., Tuscania, CaRiVit, Viterbo 1993.
  • Munoz A., Per la conservazione dei nomi dei paesi e delle strade, «Archivio della Società Romana di Storia Patria», vol. XL (1927), pp. 133-143.
  • Sposetti Corteselli G., Luci ed ombre nel “nomen” di Tuscania, «Da Salumbrona a Tuscania. Trenta secoli di storia», Atti del II Convegno di Studi sulla Storia di Tuscania (Tuscania, sala Parrocchiale di S. Marco, 14 maggio 2011), Edizioni penne & Papiri, Tuscania 2011, pp. 9-33.
  • Turriozzi F. A., Memorie istoriche della Città Tuscania che ora volgarmente dicesi Toscanella …, Generoso Salomoni, Roma 1778.